La sede di viale Campania

 

Lo stabile di viale Campania risale al 1933, quando venne costruito in pieno periodo fascista.

Il Donatelli negli anni Trenta

 

Visto dall’alto ha la forma di una grande’ D’; forse all’epoca si pensò di fare onore al Duce

I fondi per costruirlo erano della Cassa Soccorso dell’Atm, l’ Azienda Tranviaria Municipale di allora, di proprietà del Comune. La Cassa Soccorso aiutava i tranvieri malati prestando loro assistenza medica ed era finanziata da una contribuzione mensile da parte dei tranvieri stessi.

L’idea di costruirlo venne al Dottor Luigi Resnati, medico capo dell’Atm. Egli pensava in grande e per i suoi malati tranvieri desiderava un vero e proprio ospedale. Il 12 febbraio del 1932, tre anni dopo la morte di Resnati, il consiglio di amministrazione dell’Atm deliberò la costruzione della struttura medico ospedaliera.

L’area di oltre 2.000 metri quadri sul quale edificarla venne trovata per l’Atm dal Comune stesso: il terreno si trovava accanto al deposito tranviario Vittoria di viale Campania e l’indirizzo era lo stesso di oggi: viale Campania numero 6.

 

Deposito tranviario Vittoria- viale Campania

 

Il progetto dell’ospedale fu affidato agli ingegneri Giuseppe Casalis e Amedeo Ravina; l’edificio prevedeva un piano seminterrato e tre piani fuori terra.

I lavori vennero ultimati nel 1933, in appena 17 mesi,  e il complesso fu intitolato “Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre”. Il nome fu assegnato da Mussolini stesso per ricordare la data della Marcia su Roma del 1922, giorno fatidico per il regime fascista.

29 ottobre 1933: Achille Starace inaugura l’Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre a Milano.

 

Lo stabile, che occupa 1300 metri quadri, è realizzato con un’architettura particolare, tuttora facilmente osservabile: il fronte principale a forma convessa verso viale Campania, l’ingresso leggermente aggettante, dotato di una piccola scalinata e sul quale insiste un portichetto in pietra rustica chiara sui cui pilastri sono riportate decorazioni geometriche.

Il progetto su carta

  

Pianta del pianterreno dell’ospedale con gli ambulatori

  

Costruito con materiali e attrezzature mediche esclusivamente italiane, lo Stato “imprenditore” fascista portava a termine un’opera di grande prestigio.

L“Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre” diventava così il ‘fiore all’occhiello dell’azienda Atm che puntava su una moderna politica aziendale, disponendo di un impianto e di un servizio curativo all’avanguardia per la tutela della salute dei propri dipendenti ma anche per meglio gestire la malattia con il preciso fine di ridurre drasticamente le giornate di assenza.

Un vanto enfatizzato anche dal Partito Nazionale Fascista per il quale la salute, l’igiene e la forza fisica del popolo erano i fondamentali capisaldi dei suoi programmi educativi.

Umberto di Savoia visita l’Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre

Non a caso l’inaugurazione, celebrata con disappunto solo il 29 ottobre, il giorno dopo rispetto alla ricorrenza della Marcia su Roma, fu solennemente organizzata con grande partecipazione della cittadinanza.

Erano presenti il gerarca fascista  Achille Starace, il prefetto Bruno Fornaciari, il podestà Marcello Visconti di Modrone, il presidente della Cassa Soccorso ATM Gianantonio Mina e altre autorità politiche nazionali e municipali, esponenti del mondo scientifico ed imprenditoriale.

La cerimonia si concluse con la benedizione impartita da monsignore Francesco Soldini, cappellano di Palazzo Reale di Milano, poi allietata dalla banda dei Martinitt che nel da poco avevano ricevuto in dono da Mussolini la nuova sede del loro orfanotrofio in via Pitteri 56.

Padiglione illustrativo del servizio sanitario dell’Azienda tranviaria di Milano nel 1936

Fin dall’inaugurazione a Milano nessuno chiamò l’ “Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre” con quel nome: per tutti era semplicemente l’Ospedale dei Tranvieri.

L’Ospedale dei Tranvieri disponeva di tutte le specializzazioni allora esistenti: era all’avanguardia per modernità e ampiezza delle attrezzature e una particolare menzione meritano ancora oggi i reparti di chirurgia generale e la maternità. Non mancavano i reparti di piccola chirurgia, pediatria, radiologia, odontoiatria, oculistica, ginecologia, dermosifilopatia (malattie della pelle legate alle malattie veneree), pneumologia, terapia fisica e recupero, il tutto completato con reparti di degenza con ottanta posti letto.

Il reparto maternità (cliccare per video completo )

 

L’istituto doveva servire a 7.000 lavoratori  Atm in servizio o in pensione e alle loro famiglie, un complesso cioè di circa 25.000 persone. Vi prestavano servizio 35 medici tra primari, aiuti e assistenti, coadiuvati da personale della Croce Rossa e da personale infermieristico diplomato.

Gruppo di suore e di infermiere dell’ospedale dei tranvieri

 

A dirigere l’ospedale venne chiamato il dottor Vito Massarotti, un protagonista di spicco nello studio e nell’utilizzo concreto della psicotecnica.

Vito Massarotti

 

La psicotecnica era l’applicazione di tecniche psicologiche ai problemi del lavoro, quali l’orientamento, la selezione e la qualificazione professionale. Nell’ambito della psicologia del lavoro era finalizzata al miglioramento delle condizioni dei lavoratori e della loro sicurezza.

L’Ospedale dei Tranvieri  divenne all’epoca l’ambiente più importante per l’indirizzo scientifico-culturale della professione di Vito Massarotti, il quale qui  ebbe la possibilità di svolgere con passione e competenza per molti anni studi, ricerche, diagnosi, terapie e conclusioni su tutte le persone esaminate secondo i dettami della psicotecnica.

Analisi psicotronica di un guidatore di tram

 

La struttura poteva vantare un gabinetto psicotecnico, per la selezione dei guidatori di tranvai e per gli autisti, il quale disponeva di in una serie di apparecchi specifici in grado di riprodurre, in parte, quanto avviene nelle condizioni di guida normale e permettendo dunque di tradurre in valori tutte le qualità necessarie di un buon guidatore.

Inoltre, il neuropsichiatra Vito Massarotti si adoperò  affinché venisse reso obbligatorio per legge, per i guidatori di veicoli rapidi in servizio pubblico, l’esame psicotecnico, in modo tale da verificare che essi fossero in possesso delle qualità soma-neuro-psichiche indispensabili per garantire la tranquillità e la sicurezza delle persone trasportate.

Sotto la sua gestione il laboratorio di psicotecnica prosperò fino a diventare una delle pochissime strutture di quel genere presenti in Europa e ciò comportò, complice l’obbligatorietà di legge, l’estensione del suo utilizzo anche ad altre aziende di pubblico trasporto ed in seguito ad altri enti e imprese, a tutto vantaggio economico dell’ospedale stesso.

Biglietto per una visita 1940

 

Vito Massarotti fu inoltre precursore nell’affrontare, in alcune sue pubblicazioni,  temi ora molto attuali ma ai suoi tempi piuttosto scabrosi, come il suicidio, l’omicidio e l’omosessualità.

Una pubblicazione di Massarotti

 

Gli interni dell’ospedale

 

Anche se logisticamente vicino al deposito tranviario Vittoria, considerato dagli Alleati un obiettivo strategico, l’ “Istituto medico Chirurgico XVIII Ottobre” uscì immune dai bombardamenti del 1943-1944.

Bombardamenti a Milano (1944)

 

Verso la fine dell’aprile 1945, la guerra era definitivamente conclusa in Italia e quasi immediatamente vennero distrutti oppure modificati molti simboli del precedente regime fascista.

Fra questi venne smantellata la scritta “Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre”, che troneggiava sul frontone dell’ingresso dell’ospedale, per essere sostituita con quella di “Ospedale dei Tranvieri Luigi Resnati”.

L’Ospedale e la sua nuova insegna (1945)

 

Tutto il personale dell’ex istituto venne messo sotto inchiesta, primo fra tutti il direttore Vito Massarotti, iscritto al partito fascista sin dall’8 settembre 1922. Il Governo Militare Alleato lo accusò di aver ottenuto la nomina a ispettore medico-fiscale per meriti fascisti; di aver vantato i propri meriti e richiesto la qualifica di squadrista per proporre avanzamenti; di aver licenziato i medici non iscritti al Partito Nazionale Fascista, di essere stato fra i primi a licenziare i medici ebrei, di aver imposto il saluto fascista persino a suore e sacerdoti; di aver richiesto la presenza di Achille Starace per l’inaugurazione dell’ospedale proponendo il nome XXVIII Ottobre e di aver segnalato e fatto licenziare un dipendente perché portava un tatuaggio a forma di falce e martello.

Vito Massarotti si vide precipitare addosso una serie di accuse dalle quali riuscì con fatica a riprendersi. Grazie all’aiuto delle figlie iniziò a esercitare la libera professione e la consulenza neuropsichiatrica solo  parecchi anni e si spense nel 1959 proprio nell’ospedale che per anni aveva diretto ma che ora era intitolato a Luigi Resnati, cioè proprio al medico capo dell’Atm che aveva assunto Massarotti come responsabile dei servizi sanitari dell’Atm poco prima di morire.

 

Luigi Resnati era sempre stato una figura molto amata dai tranvieri milanesi. Intitolargli il loro ospedale, quello che egli tanto aveva sognato, ma che non aveva mai visto realizzare, sembrò un atto dovuto dopo il conflitto mondiale.

Il dottor Luigi Resnati fu un medico condotto e un filantropo fin dai suoi primi passi; dedicò la sua umile e generosa vita al prossimo,facendosi conoscere per la sua attenzione alle problematiche dei lavoratori e alle cooperative di mutuo soccorso che si affacciavano faticosamente alla ribalta agli inizi del Novecento.

Giunto a Milano da Cornate d’Adda dove era nato, assunse vari incarichi tra cui quello di medico fiscale nella società Edison e più tardi, nel 1917, nell’Azienda tranviaria del Comune  di Milano che nel frattempo era subentrata alla Edison nella gestione del servizio dei tram in città.

Estese la sua conoscenza per organizzare nuove forme di assistenza per i malati di tubercolosi, i sifilopatici, le partorienti, i neonati, i pensionati e gli infortunati, affiancando ad essi il recupero psico-fisico e la gestione del tempo libero.

 

Il suo lavoro e la sua dedizione furono proprio la premessa per indurre l’Atm a dare inizio alla costruzione dell’Istituto Medico Chirurgico XXVIII Ottobre. Grande merito del dottor Resnati fu comunque quello di avere fondato la Cassa Soccorso dell’Azienda Tranviaria Municipale.

Le società di mutuo soccorso erano comparse in Europa tra il XIX e il XX secolo. Si trattava di una delle prime forme di solidarietà della classe lavoratrice – antielitarie, libere dal controllo statale e autogestite – istituite per affrontare le spese inerenti malattia, decessi e disoccupazione.

Se in altri Paesi europei come l’Inghilterra, la Francia e la Germania, le prime forme di mutualità erano sorte sin dagli inizi dell’Ottocento, in Italia le condizioni giuridiche della loro affermazione furono poste nel 1848 dallo Statuto Albertino del Regno Sabaudo che riconobbe la libertà di associazione.

Fino al primo decennio del Novecento, le società di mutuo soccorso continuarono ad espandersi in tutta Italia, sia come numero di associazioni che di associati e ne fecero parte le più svariate categorie professionali.

Seguì  una battuta d’arresto con la Prima Guerra Mondiale che vide le società di mutuo soccorso impegnate in campagne contro la guerra ma anche attive in tutte le sedi in cui si promuovevano aiuti e assistenza ai cittadini, ai soldati e alle loro famiglie.

Violenta e allo stesso tempo minuziosa e paziente fu poi l’azione del fascismo nel ricondurre sotto il controllo del partito tutte le forme associative. Molte società cedettero al regime e scomparvero dalla scena; altre sopravvissero, talune facendo atto di obbedienza, come accadde per la Cassa Soccorso dell’Atm.

Negli anni che seguirono la fine del conflitto mondiale le casse di mutuo soccorso sopravvissute non avevano più risorse e i loro bilanci iniziarono a fare acqua; stessa sorte ebbe la Cassa Soccorso dei tranvieri di Milano e con essa il suo ospedale.

Per sistemare i conti si pensò di estendere i servizi curativi, allora diretti esclusivamente ai tranvieri, ad altri enti mutualistici esterni, ma la situazione non migliorò.

A ciò venne ad aggiungersi il fatto che i tranvieri pensionati non erano più assistiti direttamente da Atm, la quale si limitava solo a coprire le spese di ricovero, ma passarono sotto l’INAM (Istituto Nazionale Assistenza Malattia) che modificò la convenzione indirizzando gli assistiti presso altri ospedali cittadini.

A pesare sulla situazione economica si unirono poi altri fattori: la necessità di rinnovamento tecnico-scientifico delle attrezzature e dei reparti con particolare attenzione alle sale operatorie, gli adeguamenti salariali del personale, l’avvio di un internato per le infermiere, la manutenzione straordinaria delle infrastrutture.

Mentre la Cassa Soccorso di Atm cercava di far fronte a tutto questo con piccoli interventi di risparmio, il Comune di Milano  valutava anche il fatto che l’ubicazione e la conformazione stessa del complesso ospedaliero non risultava più aderente alle esigenze e alla realtà crescente della città.

L’area si trovava ormai ‘soffocata’ dal deposito tranviario Vittoria con un traffico di servizio aumentato, dallo stabilimento in fase di espansione di una importante industria dolciaria, la Motta SpA, e dalla grande arteria di traffico rappresentata da viale Campania.

La Motta di via Zanella

 

Nel Bollettino di Informazione della Cassa di Soccorso del 16 marzo 1959 il consiglio d’amministrazione dell’Atm delibera che «… una soluzione definitiva e radicale dei problemi connessi all’ubicazione e alla struttura del complesso edilizio non può essere trovata che al di fuori, con la costruzione di un nuovo centro ospedaliero…».

La Giunta Comunale delibera quindi di cedere alla società dolciaria Motta l’area comunale dove insistono il deposito Vittoria e l’ospedale Resnati. Dopo una serie di proteste e dibattiti tale decisione viene poi revocata: lo stabile resta di proprietà del Comune il quale inizia comunque a cercare una sede più idonea per sostituire l’Ospedale dei Tranvieri.

Un certo numero di posti letto dell’ospedale avrebbe dovuto essere garantito dalla costruzione del San Carlo in zona San Siro (tuttora esiste un reparto medico intitolato a Luigi Resnati al San Carlo di Milano!) e le attività ambulatoriali della Cassa Soccorso Atm avrebbero trovato una collocazione nella struttura di nuova costruzione di via Farini 9.

Via Farini 9, Milano

 

Cessano così le attività sanitarie all’interno dello stabile di viale Campania che rischia addirittura la demolizione.

Il Comune cambia idea e decide di insediare nello stabile di viale Campania  il “VI Liceo Scientifico” di Milano la cui sede di via Kolbe è ritenuta precaria.

“VI Liceo Scientifico” con sede in via Kolbe

 

I ragazzi del liceo si trasferirono nella nuova sede di viale Campania nel 1970 e il collegio docenti e il consiglio di istituto decisero di intitolare la scuola al cardiochirurgo italiano Renato Donatelli, il primo in Italia e tra i primi del mondo ad avere sostituito una valvola cardiaca non funzionante con una valvola artificiale.

Il cardiochirurgo Renato Donatelli

 

Nell’anno scolastico 1996/1997 il liceo “Renato Donatelli” si fonde con il Liceo Scientifico “Blaise Pascal”, con sede nella vicina via Corti, dando vita al nuovo “Liceo Scientifico Statale Donatelli- Pascal”, nome che da quel giorno svetterà sul frontone dell’antico stabile di viale Campania 6, dal 1981 divenuto di proprietà della Provincia di Milano e gestito dal neonato ente Città Metropolitana.

La storia di un edificio rimane impigliata nei dettagli e se la si conosce si farà riconoscere.

Speriamo che a questo sia servito averla raccontata.

Il prof. Di Pietro ringrazia per la ricerca un genitore che ha talmente a cuore questa scuola che ha scelto di restare anonimo.

 

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